“Nella comparazione degli interessi in conflitto, tipica di questa fase cautelare, va data prevalenza all’esigenza di mantenere la ’res adhuc integra’”. Dal latino, significa lasciare ’le cose come stanno’. In questa frase si cela il paradosso creato dopo l’ordinanza emessa ieri dalla quarta sezione del Consiglio di Stato. I giudici amministrativi hanno infatti detto no all’abbattimento di “ulteriori alberi” nella zona verde di Ospizio, citando l’orientamento espresso per altri casi analoghi. Ma dopo l’inizio dei lavori preparatori al cantiere per un nuovo Conad e un edificio destinato a servizi pubblici – avviati a sorpresa il 30 settembre e accompagnati da un corposo dispiegamento della polizia di Stato e altre forze dell’ordine – i 98 alberi la cui eliminazione era prevista sulla carta non ci sono più: sono stati tutti tolti entro la fine della prima giornata di attività.
Legambiente e i quattro residenti del quartiere – rappresentati dall’avvocato Cristian Immovilli – che avevano promosso il ricorso per ottenere la sospensiva cautelare dei lavori hanno visto accogliere la loro domanda, ma quando le piante che volevano preservare erano già state tutte abbattute. Anche se l’ordinanza del Consiglio di Stato ha riformato la precedente decisione del Tar e questo rappresenta per loro una vittoria sul piano ideale. Da quanto si apprende, i lavori del Conad Centro Nord proseguiranno e per il giudizio sulla legittimità del piano urbanistico occorrerà aspettare il pronunciamento del Tar.
In attesa che si definisse il più ampio ricorso contro il Pru Ospizio, Legambiente e i cittadini avevano chiesto lo stop immediato ai lavori, che i giudici di Parma avevano rigettato il 21 luglio: “Nell’area non risulta individuabile alcun ’bosco urbano’ – aveva scritto il Tar – ed è incontestato che il progetto preveda la piantumazione di oltre 1.350 alberi nonché la cessione al Comune di 20mila metri quadrati di aree verdi”. I ricorrenti si sono poi appellati al Consiglio di Stato, e a loro si è unita di recente anche Lndc animal protection assistita dagli avvocati Michele Pezone ed Herbert Simone. Si è costituito in giudizio, oltre a Conad Centro Nord rappresentato dagli avvocati Federico Gualandi e Francesca Minotti, anche il Comune tramite l’avvocato Eliana Benvegna.
Nel giorno d’inizio dei lavori, quando gli ambientalisti avevano visto le ruspe al lavoro, era stato presentato anche un ulteriore ricorso urgente sempre al Consiglio di Stato, chiedendo il blocco immediato delle attività: i giudici di secondo grado avevano notificato il loro ’no’ il giorno dopo, cioè il primo ottobre quando i 98 alberi non c’erano più, disponendo di rinviare la trattazione all’udienza collegiale che era già prevista ieri. Il provvedimento dei giudici deciso l’8 ottobre, e che porta la firma del presidente Luca Lamberti e dell’estensore Rosario Carrano, dispone di sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati “limitatamente all’abbattimento di ulteriori alberi”. E rimarca che le questioni poste da Legambiente e dagli altri soggetti “meritano sollecito approfondimento”: viene cioè ordinato che il ricorso al Tar sulla legittimità del piano urbanistico sia trattato in un’udienza di merito fissata “con priorità”, quindi accelerando i tempi della sua fissazione.
“Per noi è una vittoria: le nostre ragioni sono state accolte – dichiara l’avvocato Immovilli -. Il Consiglio di Stato ha completamente riformato la decisione del Tar, con un’ordinanza che dà rilievo alla tutela del verde su cui avevamo fondato la nostra istanza cautelare: non è vera l’affermazione che il bosco non esiste. Si dispongono inoltre tempi più brevi per l’udienza per la definizione del merito da parte del Tar sul piano urbanistico, che potrebbe essere fissata all’inizio del 2027. Vorrei anche ringraziare l’avvocato Ferdinando Belmonte che ci ha assistiti per l’udienza a Roma”.
di Alessandra Codeluppi – Il Resto del Carlino – Reggio Emilia