{"id":1536,"date":"2020-12-13T15:51:16","date_gmt":"2020-12-13T15:51:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiopezone.com\/wp\/?p=1536"},"modified":"2020-12-13T15:51:17","modified_gmt":"2020-12-13T15:51:17","slug":"una-legge-per-difenderli-di-luca-sciortino-panorama-n-50-del-9-12-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiopezone.com\/wp\/una-legge-per-difenderli-di-luca-sciortino-panorama-n-50-del-9-12-2020\/","title":{"rendered":"Una legge per Difenderli &#8211; di Luca Sciortino (Panorama, n. 50 del 9\/12\/2020)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Una voce flebile, sovrastata dal frastuono delle discussioni sull\u2019attuale emergenza economica e sanitaria, chiede ai governi interventi legislativi che favoriscano un rinnovato rapporto con la natura. \u00c8 frutto della percezione ormai diffusa che ci\u00f2 che facciamo agli animali e alle piante si ripercuote su noi stessi. A essere divenuti oggetto di attenzione sono gli allevamenti intensivi e la distruzione degli habitat naturali che ci mettono a contatto con gli animali selvatici favorendo il salto di specie di virus e batteri. La spinta a interventi legislativi che regolino il rapporto uomo-animale non poteva che partire proprio dalle specie domestiche. Una nuova legge che sta per entrare in vigore in Germania, fortemente voluta dal ministro dell\u2019agricoltura Julia Kl\u00f6ckner, pu\u00f2 essere considerata il primo passo verso un riconcepimento della legislazione sugli animali. La&nbsp;<em>Hundeverordnung,<\/em>&nbsp;come si chiama la nuova ordinanza tedesca, impone ai proprietari di portare a spasso i propri cani almeno due volte al giorno e per un periodo di tempo complessivo di almeno un\u2019ora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia, la nuova sensibilit\u00e0 verso le altre specie \u00e8 quasi assente nei dibattiti sulla ripartenza economica post-epidemia, ma sta crescendo nella societ\u00e0 civile. ll recente convegno organizzato dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC) dal titolo \u201cDiritti degli animali: le nuove frontiere per la loro tutela\u201d \u00e8 solo l\u2019ultimo dei molti eventi che hanno visto la partecipazione non solo di esperti ma anche di migliaia di cittadini collegati in rete. Questi ultimi chiedevano una nuova legislazione sugli animali capace non solo di punire le violenze, ma anche di impedire i cosiddetti maltrattamenti etologici, quelli che impongono all\u2019animale ambienti di vita insopportabili per le caratteristiche della specie, tra questi gli allevamenti intensivi per la produzione di carne, le gabbie per animali selvatici da pelliccia, i canili lager, i laboratori di ricerca e i circhi. L\u2019epidemia di Covid ha infatti riproposto a pi\u00f9 riprese questo problema, per esempio quando molti governi hanno ordinato l\u2019abbattimento di milioni di visoni che avevano sviluppato e trasmesso mutazioni del virus del Covid. Lo stesso ministro della salute Roberto Speranza la settimana scorsa ha firmato un\u2019ordinanza per la sospensione dell\u2019attivit\u00e0 degli allevamenti di questi animali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Michele Pezone, avvocato e responsabile nazionale diritti animali (LNDC), dice che c\u2019\u00e8 urgente bisogno di modificare il quadro legislativo per chi commette reati a danno degli animali: \u00abI problemi da affrontare sono molti. Prima di tutto, nel caso di violenze o di mancato soccorso nessuno sconta nemmeno un giorno di prigione, e anzi spesso il colpevole non finisce nemmeno sul banco degli imputati\u00bb. Alcuni esempi tratti dalla cronaca recente rendono il concetto pi\u00f9 chiaro. Alcuni mesi fa un pastore sardo, per punire il suo cane che aveva sbranato una pecora, lo leg\u00f2 all\u2019auto e lo trascin\u00f2 per la strada. \u00abAnche se una volante dei Carabinieri colse il pastore in fragranza di reato\u00bb racconta Pezone \u00ab la vicenda giudiziaria si concluse con una semplice messa alla prova: di fatto, il pastore evit\u00f2 il processo andando a fare fotocopie per qualche giorno in un ufficio comunale di fronte casa sua. Tutto questo perch\u00e9&nbsp;la legge 189 del 2004 prevede pene detentive troppo basse, tali per cui gli imputati alla prima udienza possono scegliere di andare a lavorare in comune o presso altri enti evitando a pi\u00e8 pari il processo e mantenendo pure la fedina penale pulita\u00bb. C\u2019\u00e8 poi un altro caso emblematico riguardante l\u2019omissione di soccorso: una sera un cane rimase fuori dal cancello di una villa senza che i suoi proprietari se ne accorgessero; questi ultimi lo trovarono agonizzante la mattina successiva dopo che era stato investito molte ore prima. Tempo dopo un tizio si present\u00f2 dai proprietari chiedendo il risarcimento per la propria auto danneggiata dall\u2019investimento. Anche se Pezone, che segu\u00ec il caso, riusc\u00ec a dimostrare il mancato soccorso, e che il danno affettivo subito dai proprietari del cane era maggiore di quello economico di un paraurti, restava il fatto che l\u2019omissione di soccorso agli animali coinvolti in un incidente non costituisce reato, ma solo un illecito amministrativo punito con l\u2019articolo 189 comma 9 bis del codice della strada. Insomma, male che vada, chi non soccorre un cane agonizzante se la pu\u00f2 cavare con una sanzione dai 413,00 ai 1658,00 euro. Prendiamo ora un altro caso, una lesione colposa causata da un veterinario che commetta gravi errori determinando la morte di un animale. Bene, il fatto non costituisce reato e il colpevole al massimo dovr\u00e0 attivare la propria polizza assicurativa per risarcire il danno. E che dire del caso cos\u00ec frequente di un cane legato a vita a una catena e costretto a vivere un\u2019intera vita in solitudine? Pezone spiega che solo recentemente sono state approvate alcune leggi regionali che vietano questa pratica. Come dire che in certe regioni \u00e8 consentita. In questo caso bisogna notare che quando un cane \u00e8 tenuto alla catena \u00e8 costretto a fare i bisogni dove si accuccia, una circostanza difficile da sopportare perch\u00e9 assolutamente in contrasto il comportamento tipico della sua specie. La selezione naturale ha premiato questo tipo di ethos non a caso: stare lontano dai propri bisogni significa stare lontano da batteri e virus. E qui arriviamo dritti al problema degli animali tenuti in condizioni che producono loro sofferenza. Per punire il maltrattamento etologico ci si pu\u00f2 appellare solo a un\u2019elaborazione giurisprudenziale dell\u2019articolo 727 del codice penale. Questo articolo prevede un\u2019ammenda da mille a diecimila euro a chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Ma nella maggior parte dei casi nessuno pu\u00f2 essere condannato perch\u00e9 esiste una clausola di esclusione per varie attivit\u00e0 tra cui quelle commerciali e non solo quella dell\u2019industria alimentare. Anzi, come fa notare Pezone, \u00absi potrebbe dire che da una parte la legge nega di fare qualcosa e dall\u2019altra lo permette: se in generale il maltrattamento etologico \u00e8 vietato, dall\u2019altro \u00e8 ammesso per una serie di ragioni economiche\u00bb. Il fatto nuovo \u00e8 che l\u2019umanit\u00e0 si sta rendendo conto che questi maltrattamenti etologici finiscono per minare alla base la sua stessa sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Che fare dunque? Negli ultimi cinquant\u2019anni, diversi studiosi del problema hanno suggerito di riconsiderare i diritti degli animali partendo dal presupposto che non esiste alcuna distinzione netta tra noi e loro per quanto riguarda la capacit\u00e0 di soffrire. \u00abSe ripensassimo la legislazione partendo dal fatto che l\u2019uomo rientra nel regno degli animali, come suggerisce la teoria dell\u2019evoluzione, e che tutti gli animali hanno gli stessi diritti alla vita, allora i principi giuridici pi\u00f9 elementari, come per l\u2019appunto il diritto alla vita e alla non sofferenza, sarebbero gli stessi per noi e per loro. A quel punto sarebbe inammissibile non punire severamente l\u2019omissione di soccorso o l\u2019abbandono di un animale alla catena\u00bb. Tom Regan, un filosofo dei diritti degli animali, ha notato che se diamo valore alla vita di un essere umano a prescindere del grado di razionalit\u00e0 che manifesta nel suo comportamento, allora dovremmo dare un analogo valore anche a un animale non umano. Resta il fatto che pi\u00f9 delle leggi pu\u00f2 il grado di civilt\u00e0 e il buon senso dei singoli. Per combattere il caso dei canili lager, basterebbe cambiare le nostre scelte: anzich\u00e9 spendere migliaia di euro per un cane di razza alla moda si potrebbe regalare qualche anno di vita felice a un cane che ha sofferto per tutta la sua esistenza.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Una voce flebile, sovrastata dal frastuono delle discussioni sull\u2019attuale emergenza economica e sanitaria, chiede ai governi interventi legislativi che favoriscano un rinnovato rapporto con la natura. \u00c8 frutto della percezione ormai diffusa che ci\u00f2 che facciamo agli animali e alle piante si ripercuote su noi stessi. 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