D: Perche’ la legge non indaga sull’uccisione degli animali come indaga sugli omicidi umani?
R: La domanda che mi poni e’ di quelle che appaiono talmente banali da non meritare neppure un rigo di risposta. E invece io penso che il tuo interrogativo provocatorio si presti ad aprire il campo ad alcune considerazioni, non solo di tipo giuridico, sulle quali possiamo riflettere un po’.Innanzi tutto ti rispondo, dicendoti quello che ovviamente gia’ sai, e cioe’ che nel nostro ordinamento, come in tutti i piu’ avanzati ordinamenti attuali, la vita di un animale non vale certamente quanto quella di un uomo.Tuttavia, prestando attenzione all’evoluzione normativa sul punto, si puo’ agevolmente constatare che la vita di un animale, di un qualsiasi animale, dal piu’ grande al piu’ piccolo, acquista sempre piu’ valore.Fino a poco tempo fa il nostro codice penale non puniva neppure l’uccisione crudele ed inutile di un animale. L’unica norma che veniva in rilievo era l’ipotesi contravvenzionale costituita dall’art. 727, il quale, sotto la rubrica “maltrattamento di animali”, tutelava non gli animali in se’, ma il sentimento di pieta’ e di compassione degli uomini di fronte alla sofferenza degli animali. Con la riforma del predetto articolo che si ebbe nel 1993, e con l’attenzione che veniva prestata alle caratteristiche etologiche di ogni singolo animale, la giurisprudenza comincio’ a ritenere che la norma tutelasse anche l’animale stesso, seppure in via mediata, rimanendo oggetto principale di tutela il sentimento di pieta’ dell’uomo per l’animale.La legge 189/2004 ha introdotto nel codice penale, per la prima volta, all’interno di un apposito capo intitolato “dei delitti contro il sentimento per gli animali”, un articolo rubricato “uccisione di animali”, che punisce chiunque per crudelta’ e senza necessita’ cagiona la morte di un animale, ricalcando con tali ultime parole la formulazione dell’art. 575 del codice penale, e cioe’ dell’articolo che punisce l’omicidio, tanto che alcuni Autori, coniando un neologismo, hanno iniziato a parlare di “animalicidio” (si legga Pistorelli, su “Guida al Diritto” 2004, n. 33, p. 21). La pena e’ della reclusione da tre mesi a diciotto mesi.Ovviamente siamo ancora molto lontani dal riconoscimento di una soggettivita’ giuridica in capo agli animali, che puo’ avvenire solo a livello costituzionale, sebbene ci siano gia’ dei progetti di legge per revisionare le norme costituzionali su tale questione. Non e’ un’assurdita’, visto che alcune Costituzioni di altri Paesi, come la Svizzera, l’Austria, la Germania, la Gran Bretagna, hanno gia’ aperto le porte a tale riconoscimento. Parliamo di diritti di cui gli animali, come gli uomini, sono portatori, quali quello ad una vita e ad una morte dignitosa, a non soffrire, a non essere costretti a vivere in condizioni incompatibili con le proprie caratteristiche etologiche.Dunque, anche se siamo ancora lontani dal riconoscimento di una soggettivita’ giuridica in capo agli animali, e’ evidente che l’attenzione verso le sofferenze di questi ultimi e’ sempre maggiore, e cresce sempre piu’ mano a mano che la nostra societa’ si evolve. E’ l’expanding circle, il cerchio che si espande di cui parlava Peter Singer, teorico dell’etica della “liberazione animale”.Chi non ha letto i testi di Singer, o del filosofo animalista Tom Regan, potrebbe pensare che l’idea di spingersi cosi tanto avanti nella tutela dei diritti degli animali da riconoscere a questi ultimi una soggettivita’ giuridica sia una sorta di eresia. Tuttavia, se consideriamo che solo duemila anni fa (non due milioni di anni fa) dalle nostre parti c’erano degli uomini che venivano venduti al mercato come schiavi, e che nessuno avrebbe mai immaginato che avessero gli stessi diritti dei liberi, ci rendiamo conto che forse in un futuro chissa’ quanto lontano la gente potra’ inorridire nel pensare a quello che in questa epoca si fa agli animali (nelle sperimentazioni pesudo-scientifiche, negli allevamenti intensivi, financo nei negozi dove si commerciano) cosi come noi inorridiamo pensando che in passato degli uomini come noi venivano portati con le catene nei pubblici mercati. E chissa’ se si avverera’ la profezia che ha fatto Leonardo Da Vinci, che certamente non e’ l’ultimo dei fessi che ha posato il piede sul nostro pianeta, il quale, con una frase rimasta celebre, ha affermato: “verra’ il giorno in cui l’uccisione di un animale sara’ perseguita alla stregua dell’uccisione di un uomo”.
Michele Pezonetratto dalla rubrica “L’avvocato risponde” sul sito degli animalisti abruzzesi www.zampette.it