Scoppia il caso “Sfattoria degli Ultimi”: le principali associazioni animaliste hanno denunciato per inadempienza la Regione, custode giudiziario del rifugio degli animali messo sotto sequestro a giugno dell’anno scorso. Nella struttura che si trova a Malborghetto sulla Flaminia, ci sono ancora 180 cinghiali, 70 maiali, nove pecore, vitelli, capre, cani e altri animali: sono tutti in condizioni precarie e da dicembre non hanno più cure nè cibo.
Scoppia il caso “Sfattoria degli Ultimi”: le principali associazioni animaliste hanno denunciato per inadempienza la Regione, custode giudiziario del rifugio degli animali messo sotto sequestro a giugno dell’anno scorso. Nella struttura che si trova a Malborghetto sulla Flaminia, ci sono ancora 180 cinghiali, 70 maiali, nove pecore, vitelli, capre, cani e altri animali: sono tutti in condizioni precarie e da dicembre non hanno più cure nè cibo.
Rimane solo l’impegno di alcuni volontari che portano cibo quando possibile. È chiaro che in queste condizioni il rifugio, di proprietà della Regione, non può continuare a lungo: è un problema anche di igiene e sicurezza pubblica perché nella struttura c’è anche una discarica di rifiuti ancora da individuare e bonificare.
La denuncia
La denuncia, depositata in procura il 23 gennaio, è stata firmata da Enpa, Lav, Lndc Animal Protection e Rete dei santuari: l’ente regionale responsabile per la salute e il mantenimento degli animali selvatici è la direzione generale Agricoltura della Regione, che però da mesi è accusata dalle associazioni di essere inadempiente: “L’unica cosa di cui la Regione si è incaricata è stata una fornitura di derrate alimentari di modico valore, ma per il resto non ha fatto nulla”, spiega l’avvocato Michele Pezone che rappresenta le associazioni animaliste.
Il precedente
Il problema nasce il 9 giugno quando i carabinieri, con il supporto della Asl e delle associazioni animaliste, hanno sequestrato la “Sfattoria” a causa delle gravi condizioni di denutrizione e maltrattamento in cui versavano più di 300 animali fra cui cinghiali, maiali, asini, cani: la Sfattoria era stata fondata anni prima da una attivista, Paola Samaritani, con l’obiettivo di salvare gli animali. La situazione era invece sfuggita di mano anche perché nella struttura è stata trovata una vera discarica di rifiuti e materiale di risulta accumulati nel corso degli ultimi anni. Il sequestro poteva essere l’occasione di rinascita e le associazioni animaliste si sono subito offerte per gestire la Sfattoria su base volontaria.
Ma da luglio la Regione ha lasciato da soli i volontari che hanno dovuto mettere mano persino al loro portafogli per sfamare gli animali. “Tra forniture di cibi e mangime, paglia e fieno per i ricoveri, ampliamenti degli spazi di recinzione abbiamo speso circa 25mila euro – sottolinea Emanuela Bignami, presidente della sezione di Ostia della Lega Nazionale Difesa del Cane – ci siamo ridotti sul lastrico”. Anche il Comune è stato nominato custode giudiziario per gli animali non selvatici, ma la proprietà della Sfattoria è comunque della Regione. “Infine il Comune si è fatto parzialmente carico delle sterilizzazioni, della fornitura di mangime e dell’attuazione di alcuni lavori per migliorare la struttura. Invece la Regione è stata completamente assente”, concludono le associazioni in una nota.
Salvatore Giuffrida – la Repubblica